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Tumore della vagina

La vagina è il canale che collega l’utero alla vulva. La parete interna è rivestita da cellule squamose sotto le quali si trovano muscoli, tessuto connettivo, vasi sanguigni e linfonodi. In prossimità dell’apertura vaginale sono posizionate le ghiandole di Bartolini, una per lato.

Epidemiologia

Il tumore della vagina è raro: rappresenta l’1% di tutti i tumori dell’apparato genitale femminile. In Italia si stimano circa 200 nuovi casi all’anno. Colpisce in particolare le donne con età superiore ai 60 anni. Si tratta di un cancro che può essere complesso e nelle forme più avanzate deve essere trattato in centri ad alta specializzazione.

Tipologie

La maggior parte dei tumori vaginali primitivi (90%) è causata da un’infezione persistente da Papilloma Virus Umano (HPV). L’esposizione a dietilstilbestrolo (estrogeno di natura sintetica) durante la gravidanza è un fattore predisponente allo sviluppo di un adenocarcinoma a cellule chiare in donne molto giovani.

Oltre il 70% dei tumori vaginali è un carcinoma squamoso, più comunemente posizionato in prossimità della cervice uterina e prende origine da lesioni precancerose. Nel 15% circa dei casi è un adenocarcinoma (1:10) che propende a diffondere metastasi e prende origine dalle cellule ghiandolari. In minime percentuali il tumore vaginale può essere un melanoma (9%) o un sarcoma (2%).

Prevenzione

Se un tumore vaginale viene diagnosticato in fase iniziale, la prognosi è benigna. Una corretta prevenzione si basa su periodici controlli ginecologici, vaccinazione anti-HPV, astinenza dal fumo.

Fattori di rischio

  • Età avanzata
  • Virus HPV-HIV
  • Lesioni precancerose
  • Tumori della cervice uterina
  • Fumo,
  • Infiammazione vaginale
  • Promiscuità sessuale,
  • Donne figlie di madri che hanno assunto dietilstilbestrolo, estrogeno di origine sintetica, durante la gravidanza.

Segni e sintomi

Perdite di sangue tra i cicli mestruali dopo i rapporti sessuali prima della menopausa

perdite vaginali anomale e maleodoranti

dolore durante il rapporto sessuale

fastidio o bruciore durante la minzione

stipsi

dolore pelvico continuo.

 

Diagnosi

Alla visita ginecologica si può riscontrare una tumefazione, tipo nodulo, o la presenza di ulcere vaginali. In caso di sospetto si procede con la colposcopia e la biopsia che servono ad osservare da vicino le pareti vaginali e ad asportare le cellule sospette.

Se l’esame istologico è positivo, si procede con indagini strumentali di secondo livello: Rx del torace, TAC, RM e PET, necessarie per stabilire lo stadio del tumore e valutarne la diffusione localmente e a distanza nell’organismo.

Trattamento

La scelta del trattamento dipende dalle dimensioni del tumore, dal tipo, dalla sua diffusione e dalle condizioni di salute della paziente. La complessità e l’aggressività di alcuni tumori vaginali richiedono un approccio multidisciplinare in modo che le strategie terapeutiche e ricostruttive, a volte necessarie per la ripresa dei rapporti sessuali, siano condivise dal chirurgo ginecologo, oncologo, radioterapista e chirurgo plastico.

Il trattamento standard prevede la Radioterapia esterna ad alta energia.

La Chirurgia è un trattamento riservato ai tumori non ancora diffusi a distanza e può includere a seconda dei casi l’asportazione della vagina, dell’utero, delle ovaie, di una parte del colon retto e dei linfonodi loco-regionali.

La chemioterapia è limitata ai casi più gravi, con l’obiettivo di ridurre i sintomi, e può essere somministrata per via sistemica o locale.

Follow up

Al termine dei trattamenti radioterapici, chirurgici o chemioterapici, segue un lungo periodo di osservazione con controlli periodici che possono variare da caso a caso ma che di solito si prolungano per alcuni anni.